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Trascrizione

Abbiamo intervistato Lorenzo, Staff Product Manager di Prima Assicurazioni

Abbiamo intervistato Lorenzo Panizza (Staff Product Manager in Prima Assicurazioni) e ci siamo fatti raccontare come funzionano roadmap e metriche per lui.

👋 Ciao, sono Sara! Questo è Prodotti per Davvero, dove scopriamo com’è costruire un prodotto digitale intervistando chi lo fa sul campo.

Questa prima stagione contiene 6 interviste + 6 articoli dove riassumo i concetti chiave che ho ascoltato dagli ospiti.

Questa è la seconda puntata con Lorenzo Panizza, Staff Product Manager in Prima Assicurazioni.

Iniziamo!

🎧🎧🎧
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C’è la roadmap da manuale e poi c’è la roadmap che funziona

Molti manuali di product management raccontano che dovresti avere una roadmap di problemi, orientata all’outcome e non all’output. Ma questa poesia si scontra con una realtà in cui gli stakeholder vogliono capire cosa si delivera nel concreto, oggi o nel futuro.

Le aziende iniziano l’anno con degli obiettivi, quegli obiettivi si immaginano di raggiungerli facendo delle cose, e quelle cose devono collocarsi in un trimestre preciso.

Ragionando così ad un certo punto potresti trovarti in mano qualcosa che altri chiamano “plan”. Non è importante il nome, basta capirsi.

Per Lorenzo la roadmap è uno strumento di comunicazione e convergenza che deve coinvolgere tech, business e prodotto. Non esiste una roadmap giusta in assoluto, esiste quella che funziona per allineare le aspettative di tutti gli stakeholder. Questo strumento varia in base alla maturità del prodotto e del team, ma varia anche nel tempo: quando non viene aggiornata e guardata almeno ogni 2 settimane, è un segnale che qualcosa non funziona.

“Quella che funziona è la roadmap sulla quale tutti quanti convergono e riescono a lavorare. Se non cambia per tre mesi, vuol dire che forse non serve”

- Lorenzo Panizza, Staff Product Manager, Prima Assicurazioni

Nella pratica

A livello operativo Lorenzo utilizza il framework Now / Next / Later su una Miro board. Questo metodo permette di avere chiarezza su quello che si fa oggi, e dà per scontato che ci sia incertezza e variabilità nel Next e soprattutto nel Later. Va tenuto conto che può arrivare una nuova legge, un competitor, o qualsiasi altro fattore esterno che porta a rivedere le priorità del lavoro.

All’interno della roadmap i blocchi hanno dimensione variabile per mese o quarter, e sono ordinati verticalmente dal più prioritario al meno prioritario. L’ordine dall’alto verso il basso diventa una specie di contratto implicito con gli stakeholder: lavoro su quella sotto solo quando quella sopra mi lascia spazio.

Ogni iniziativa poi ha la sua card Notion con il classico PRD: problema da risolvere, metriche da spostare, aggiornamenti per fase, esito della discovery, scoping della soluzione. Ogni iniziativa ha il suo canale slack dedicato con i vari team coinvolti.

C’è chiarezza sulle cose da fare oggi, non su quelle di domani

L’intuito conta, piuttosto si screma dopo

Come si arriva alle idee da mettere in roadmap? Per Lorenzo le idee possono arrivare da meeting e persone diverse, non solo da PM illuminati o dai CEO insistenti. E importante anche dare spazio all’intuito, senza screditare gli stakeholder solo perché partono da esempi e soluzioni invece che da dati o pain point.

Tutte le intuizioni, le idee ancora ad alto livello, i vari “te la butto lì” vengono raccolte nel gruppo di idee Candidate. Filtrando quelle con maggiori opportunità si arriva alla Discovery: Le idee che entrano in questa fase vengono studiate con più attenzione, si fanno prime validazioni, A/B test, analisi sulla fattibilità tecnica. Le idee promettenti passano infine in Backlog, pronte per essere prioritizzate nella delivery.

Lorenzo invita a fare più discovery di quanta ne serva. Si esplorano dieci cose, si sviluppano le due migliori. Non tutto quello che entra in discovery deve diventare una feature.

“Ci sono anche persone molto brave al di fuori di product che ti possono dare degli spunti. Questa cosa che il product manager è quello che sa tutto, che solo lui può certificare le idee — io ancora non l’ho vista. Solo nei libri di Marty Cagan1.”

- Lorenzo Panizza, Staff Product Manager, Prima Assicurazioni

Un famoso detto dice “non tutto l’intuito vien per nuocere”

Data don’t lie is… a lie?

Lorenzo è un grande appassionato di dati. Il percorso è iniziato con Google Analytics nel 2012 per arrivare a piattaforme di product analytics molto più mature e complete. Anche le aziende in cui ha lavorato hanno un’elevata maturità nella gestione dei dati: si tracciano, si guardano, si usano per prendere decisioni.

Bisogna però sapere molto bene cosa si sta guardando e perché. I framework per individuare le metriche sono tantissimi: Lorenzo nella pratica usa le sempreverdi Pirate Metrics (proprio loro: AARRR2), solide e ben legate al business. La parte più difficile è capire quali metriche specifiche affidare ai team, dato che diventano poi il motore delle scelte e degli incentivi.

La cosa che ha fatto davvero la differenza in Prima è avere una product analyst integrato dentro al team3. Qualcuno che vive le stesse dinamiche del team di sviluppo, che capisce il contesto, che può essere coinvolto in tempo reale quando emerge qualcosa di interessante nei dati.

Sale e discovery QB

Si dice spesso che di discovery non se ne fa mai abbastanza. In Belka siamo grandi appassionati del tema, ma non ci siamo mai sentiti dei puristi della ricerca. Lorenzo ci ha dato il suo parere su questo.

Se il costo di sbagliare è basso e si può iterare velocemente, meglio uscire e imparare dal mercato. Il caso tipico è una startup appena partita, che deve muoversi velocemente e oggi ha tecnologie che permettono di lavorare in velocità e raccogliere feedback dal mercato direttamente.

Se invece il costo di sbagliare è alto e i tempi di sviluppo sono lunghi, vale la pena investire in ricerca. Questo è di solito il caso di aziende più mature, che non possono permettersi grandi rischi e hanno una posizione sul mercato da difendere.

“La discovery è un modo per minimizzare il rischio. Se non hai veramente rischio da perdere dall’altra parte, al limite fai un A/B test (santocielo)”

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Alla prossima puntata!

xx
Sara 👋

1

Che comunque salutiamo con affetto e gratitudine dato che sicuramente è un grande fan della newsletter 👋

2

Acquisition, Activation, Retention, Referral, Revenue

3

“Eh vabbè, che lusso” dirai. Considera che Prima Assicurazione può permettersi questo assetto di team perché le persone che ci lavorano sono davvero tante. Per darti una scala, hanno 30 PM in azienda.

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Assolutamente, procediamo.